sabato 28 marzo 2015

Alessandro Bastasi - La scelta di Lazzaro



Che fatica ragazzi.

Che fatica recensire il libro di una persona che non solo conosci, ma stimi.
Però ci sono missioni che bisogna affrontare gettando il cuore oltre l'ostacolo, prendendo su quelle poche certezze e soprattutto prendendosi poco, anzi pochissimo, sul serio.

Perché mi fai incavolare Alessandro?

Potevi scrivere, come molti tuoi colleghi, il solito romanzetto senza arte né parte, no? Potevi metterci a caso elementi pulp, un po' di zozzerie assortite, qualche mignotta, una spruzzata di pervers e avresti avuto un “noir” contemporaneo facile e veloce.

Invece no! La scelta di Lazzaro è un romanzo complicato, anzi, direi allucinato: un figlio legittimo, quanto lisergico, dell'epoca che fa da vaso alle radici del protagonista, ex terrorista, mai pentito, un pelino dissociato, sia a livello politico sia a livello psichico.

Ed è questo quello che più salta all'occhio sfogliando queste 224 pagine: ci troviamo in un incubo, che Bastasi vorrebbe secondo me presentarci come reale, ci prova in tutti i modi, allacciandosi alla cronaca, dipingendo un futuro distopico, ma finendo per iniettarci in vena una spada di eroina che annebbia completamente tutto, togliendo i contorni che fanno da sfondo ai protagonisti, facendoci perdere il senso del tempo e dello spazio.

Infatti, fino all'ultima pagina la sensazione è quella di vivere non tanto avvenimenti “reali”, bensì frammenti di una mente "a tre spine" con un mondo che monta invece la presa europea, e allora ecco che il tutto diventa gigante, la repressione dello Stato, il silenzio dell'appartamento di Lazzaro (geniale il riferimento al sepolcro) per finire al simulacro di donna che è il personaggio anoressico di Barbara, soffio di una vita che riconosce il battito del cuore non come segno di esistenza, ma come conto alla rovescia verso il nulla.

Quindi che dire di un libro che non esiste in quanto concetto che di solito noi attribuiamo a tale oggetto?

Dico che Alessandro Bastasi è un'ottima penna che in questa avventura non ha saputo controllare la propria fantasia e, forse, mi permetterà, non è riuscito a tenere a bada nemmeno propri fantasmi: questo romanzo è vistosamente scappato di mano all'autore, trascinandolo in un vortice viscerarale, distorto, abissale, dove si mescolano ricordi, passioni, timori, amori capace di ferire la mente del lettore.

E' un film più che un libro La scelta di lazzaro, ecco, questo volevo dire. Di quelli che rischiano di generare crisi epilettiche per ripetitività delle immagini trasmesse su di un telo bianco polveroso in un magazzino abbandonato della provincia dove sembra di essere prigionieri da sempre.

Vive di immagini più che di ricostruzioni storiche, vive di impulsi visivi più che di ragionamenti, insomma. Sarebbe addirittura una perfetta serie tv e sembra che la carta, l'inchiostro, la copertina, le lettere gli stiano dannatamente strette.

Ma che hai combinato Alessandro?

In questo però, per essere sincero, Bastasi ha fatto centro: ha sfondato (non so quanto consapevolmente) la porta segreta che divide un semplice racconto noir dalle segrete stanze che portano al noir di pregio, dove aleggia il fantasma dell'inarrivabile Scerbanenco.

Ora però Alessandro sei in pericolo. Insomma sono cazzacci tuoi.

Se questo libro, infatti, ti ha traghettato a contatto con l'ispirazione madre per uno scrittore di genere, ora sei chiamato a prenderne le briglie, lottarci, dominarla e così consegnarci una prossima opera dove ti vogliamo disintossicato, libero dalla presa narcotica che La scelta di Lazzaro ha lasciato nelle tue e nelle nostre vene (anche se inebriante).

La scelta di Lazzaro.
Un libro squilibrato, che vorreste assumere con moderazione. 
Ma non ci riuscirete, non ve lo permetterà.

Disturbante e perciò bello.

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