martedì 13 ottobre 2015

Mimmo Franzinelli - Il piano Solo. I servizi segreti, il centro-sinistra e il «golpe» del 1964




Sto morendo.

E non è l'ennesima sigaretta che spengo nel bagno di questo treno regionale a migliorare la situazione mentre i binari scorrono veloci sotto di me, verso l'ennesima meta dove mi nasconderò, dove abiterò con la mia falsa identità, con il mio falso nome, il mio falso cognome e tutte le falsità che spesso racconto anche a me stesso in privato per sentirmi vivo.

Non ho possibilità di redenzione e di certo non qui, ora, su questo sedile sporco di umanità, nel mentre le gallerie chiudono alle mie spalle quello che ero fino a poche ore fa, un'altra volta.

L'unico che mi fissa è un giovane Andreotti che dalla copertina di questo Il piano Solo. I servizi segreti, il centro-sinistra e il «golpe» del 1964 mi osserva, quasi da monito, perché il tempo passa e i conti tornano, sempre, anche per noi, abili strateghi capaci negli anni di far tornare i conti a nostro favore.

Accanto a me, seduto, quello che avrei voluto essere: un semplice cittadino, genitori, figli, lavoratori, qualche spiantato, un villeggiante. Dentro quelle pagine, invece, quello che ero, sono e ciò che non riuscirò mai a cavarmi di dosso, una spia, un traditore, un assassino, un fuggitivo.

Queste pagine scritte dallo storico Mimmo Franzinelli sono la mia condanna perché sono vere e soprattutto spiegate limpidamente senza ombra di faziosità. Una spiegazione lucida di quello che noi, difensori dello Stato, o meglio una parte di noi, definita "deviata", abbiamo combinato alla nostra nazione. Senza sconti, senza favole, nero su bianco, note e citazioni comprese.

Perché sapevamo che Segni, il Presidente della Repubblica di allora, era un debole, in cerca di conferme, e noi, come scritto in questo libro, gliene abbiamo date tante di conferme, anche se erano completamente inventate. Perché è quello che fa una spia vera, non quella del cinema.

Il cinema, da quand'è che non ci vado?
Ma non divaghiamo, mi chiedevate il perché, o ero io a chiedermelo? Non ricordo.

Perché? Perché ci serviva una svolta. Dovevamo spaventarlo, per spaventarvi, per tranquillizzarci. Perché non c'è miglior concittadino se non quello che terrorizzato si lega al suo prossimo per combattere una battaglia comune. Perché diciamo la verità, io non ero nemmeno fascista, come altri, ma lo sarei diventato piuttosto di piegarmi ad una vita fatta di "potere alla fantasia".

Io poi che di fantasia non l'ho mai avuta: mi dicevano chi dovevo ammazzare, e lo facevo, mi dicevano in quale casa dovevo far trovare la prova compromettente per fottere il politico (onesto) di turno, e lo facevo. Ho perfino, una volta, solo una volta, ucciso un famoso poeta. Io odiavo le sue poesie, ma non lui, eppure l'ho fatto. Io ero l'uomo del fare. Poche domande. Poche tracce. Il migliore.

E ora che mi sto spegnendo fisicamente (la mia anima è morta da tempo, non temete) non ho più niente da fare oltre che confessare i miei peccati su un treno Milano - Genova. E la confessione è tutta in questo libro che vi assicuro si fa leggere tutto d'un fiato e che minuziosamente vi racconta per filo e per segno in che razza di mondo sono stato generato, voluto, cresciuto, cercato... amato.

Non ho nulla da rimpiangere guardando le persone che mi circondano. So di per certo d'essere parte integrante di ognuno dei passeggeri di questo scompartimento. Sono stato la risposta inconfessabile della massaia di Voghera (stazione appena passata, tra l'altro) nel vedere il giovane capellone. Sono il presente spensierato, ovattato, stupido, dell'adolescente assorto dal suo iPad, lontano dalla molotov e da altre seccature. Sono stato addirittura il motivo per il quale la ragazzina qui di fianco ha deciso di farsi il buco al naso per andare contro tutto quello che ho rappresentato. E' felice così. Grazie a me.

Per questo sono sicuro che, anche se morirò, la mia morte è parte di un gioco che non avrà mai fine. E alla fine, anche se andrò all'inferno, per quelli come me, vi assicuro, non poteva essere altrimenti.

Un gioco che continua.
Di identità in identità.
Di pagina in pagina, assieme a voi, con voi, per voi.

Non sono mai stato Solo, comunque.
Voi siete con me, come me.

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