martedì 24 gennaio 2017

Alessandro Bastasi - Morte a San Siro




C’è un momento nel quale l’Uomo percepisce che la vita chiede alla fine il conto: anni, mesi, settimane, giorni, ore, minuti, secondi spesi in scelte che hanno formato la nostra esistenza e che, come monetine dispettose, ci sfuggono in una tasca bucata, precludendoci ogni tipo di saldo in attivo.

Bastasi con Morte a San Siro - Milano, il mistero di villa Pozzi, ci porta esattamente sul filo di questo imbarazzato momento, di questa sensazione dove, ancora una volta, la storia narrata (con un gusto squisitamente milanese) non è semplicemente di contorno, bensì un invito ad allargare il senso di questa esperienza, dalle pagine all'intima quotidianità. 

Perché la vera storia non è quella di un corpo rinvenuto e di un torbido segreto racchiuso nella vita di una borghesia meneghina stanca quanto sbiadita, no, il centro di quel “Tempo che ti chiede conto” sta tutto nel vero protagonista della storia, cioè nella figura del professore aiuto-detective. E’ lui la prima vittima di un noir che supera i limiti dell’inchiostro su pagina facendosi, attraverso gli occhi, sangue, vero, il nostro. 

Il cadavere è là, ma sembra già pacificato, sereno nel suo aver saldato il conto personale. 

La morte tormenta invece i vivi, colpevoli di delitti o meno. I sensi di colpa vanno quindi dall'omicidio, all'occultamento, alla perversione, fino a scivolare nelle rughe di una vita passata in solitudine, lontana dagli affetti, per perseguire caparbiamente le proprie scelte professionali.

E i morti, parimenti, si moltiplicano, perché i “cattivi”, colpevoli solo della loro umanità, sono l’ossigeno di un sangue che Bastasi sembra voler far circolare fino all'ultimo respiro, attraverso un racconto ricco di venature incredibilmente semplici e perciò efficaci (less is more, si diceva…). 

La prova del nove del fatto che sia l’ennesima opera riuscita dell’autore milanese è il regalo più grosso che questo Morte a San Siro - Milano, il mistero di villa Pozzi porta in dote al lettore: queste pagine sono le monetine incastrate nella tasca della sua vita, sono il conto che il Tempo chiede a Bastasi tra paura della vecchiaia, della perdita dell’autonomia, delle scelte che forse si potevano fare diversamente, delle occasioni perse e di quelle colte, sì, ma che non hanno portato frutti.

Con questo libro, insomma, Bastasi ci invita a sedere in quel tribunale che è la Vita, la sua, ovviamente filtrata dalla sua immaginazione e fine sensibilità artistica. 

Ma è lui sul banco degli imputati nel mentre cerca le monetine che sfuggono sempre più in giù nelle pieghe delle stagioni a formare un grande e credibile noir. 

E tu le monetine gliele vorresti prestare, affondando le mani nelle tue tasche… 

E lì ti accorgi che anche a te iniziano a sfuggire. E lì inizi a pensare di essere vivo, come Bastasi, come il professore-detective, come... l’assassino. 

 Missione riuscita insomma Bastasi, ancora una volta. 

Le monetine sfuggono.

Nessun commento:

Posta un commento